Le stampanti 3D sono destinate ad assumere un rilievo strategico crescente nella sicurezza internazionale, poiché consentono di produrre e modificare rapidamente componenti per droni (UAV) con costi contenuti, catene di fornitura corte e forte adattabilità tattica. In tale prospettiva, il punto critico è rappresentato dalla connessione tra esigenze industriali, cornice normativa e sicurezza nazionale: la stampa 3D — e, più propriamente, l’additive manufacturing, ossia il processo di creazione di oggetti tridimensionali mediante deposizione di materiale strato su strato a partire da un modello digitale — si colloca sempre più stabilmente tra le tecnologie dual use, vale a dire utilizzabili tanto in ambito civile quanto in ambito militare.
Nel caso dei droni e delle stampanti 3D, tale ambivalenza emerge con particolare evidenza. Componenti stampati in 3D possono essere impiegati sia per finalità del tutto legittime — quali, ad esempio, l’alleggerimento strutturale, la prototipazione rapida, la sostituzione di parti usurate o la customizzazione aerodinamica — sia per scopi non legittimi: la medesima capacità produttiva può, infatti, se orientata a finalità belliche o terroristiche, supportare la riconfigurazione di piattaforme civili in vettori offensivi. Ciò può tradursi, ad esempio, nella realizzazione di supporti per cariche esplosive, di sistemi di rilascio più precisi o nella creazione di adattatori destinati a integrare sensori, sistemi di guida e meccanismi di attivazione. In un quadro simile, la stampa 3D non rileva più soltanto come tecnologia produttiva, ma anche come fattore moltiplicatore di resilienza logistica, dispersione produttiva e riconversione rapida di capacità nate per usi civili in capacità militari.
Da tali considerazioni discende la centralità della disciplina in materia di export control. Nell’Unione Europea il quadro di riferimento è costituito dal Regolamento (UE) 2021/821, che sottopone a controllo l’esportazione, il transito, l’intermediazione, il trasferimento intracomunitario (in casi specifici) e l’assistenza tecnica relativi ai beni dual use.
All’interno di questo sistema, l’Allegato I del Regolamento 2021/821 viene aggiornato periodicamente anche per recepire le decisioni adottate nei regimi multilaterali di controllo delle esportazioni. Con l’aggiornamento del 2025 dell’elenco comune dei beni dual use, adottato mediante il Regolamento delegato (UE) 2025/2003 della Commissione dell’8 settembre 2025, l’Unione ha ulteriormente ampliato e affinato il perimetro di controllo, includendo o specificando meglio numerose tecnologie emergenti e sensibili, tra cui macchine per additive manufacturing di fascia industriale e materiali correlati, in particolare nei segmenti connessi alla lavorazione di materiali ad alte prestazioni.
Ciò conferma che la stampa 3D non può più essere considerata come una tecnologia neutra o marginale sotto il profilo della sicurezza economica e strategica. Sul piano giuridico, infatti, il controllo non riguarda soltanto il bene finito, ma può estendersi anche a macchinari, software, know‑how tecnico, assistenza specialistica e trasferimenti immateriali di tecnologia funzionali allo sviluppo di capacità di additive manufacturing con potenziale militare.
Lo stesso aggiornamento del 2025 ha inoltre esteso e precisato i controlli in altri settori tecnologici adiacenti — tra cui semiconduttori, apparecchiature per litografia, circuiti integrati avanzati, sistemi criogenici e tecnologie di calcolo ad alte prestazioni — confermando una tendenza regolatoria più ampia finalizzata al presidio delle tecnologie a convergenza duale. In tale contesto, le macchine di additive manufacturing industriale di ultima generazione risultano già oggetto di uno scrutinio particolarmente attento per il loro potenziale contributo alla produzione di componenti suscettibili di applicazioni militari.
Sul piano nazionale, un passaggio era stato registrato nel 2024, quando l’Italia aveva istituito il primo Elenco Nazionale di Controllo per beni dual use non listati assoggettati ad autorizzazione individuale, ai sensi del D.lgs. 221/2017, adottato con decreto adottato del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.
Con l’adozione del Regolamento delegato (UE) 2025/2003, una parte significativa delle tecnologie oggetto di attenzione nell’elenco nazionale italiano del 2024 è confluita nelle liste UE aggiornate. Ciò ha contribuito a ridurre il rischio di frammentazione regolatoria tra livello nazionale e livello della normativa UE, pur lasciando sul piano giuridico la possibilità di mantenere o introdurre controlli nazionali complementari per ambiti non ancora coperti o per esigenze specifiche di sicurezza nazionale.
In Italia, l’attuazione del regime di controllo sui beni a duplice uso si innesta sul Decreto legislativo 15 dicembre 2017, n. 221, e l’autorità nazionale competente al rilascio delle autorizzazioni è l’UAMA (Unità per le Autorizzazioni dei Materiali di Armamento), incardinata presso il MAECI.
Le prassi amministrative spesso richiamate dall’UAMA insistono sulla prevenzione del rischio di diversion, cioè di deviazione dei prodotti esportati dalla destinazione dichiarata verso impieghi contrari alla pace, alla sicurezza e alla stabilità internazionale. Questo profilo è particolarmente rilevante per le stampanti 3D applicate al settore UAV, poiché anche quando il prodotto nasce come civile, la combinazione tra facilità di customizzazione, ampia disponibilità commerciale della tecnologia e circolazione globale dei file di progettazione rende più difficile distinguere ex ante tra uso industriale lecito e possibile impiego offensivo o proliferativo.
Il problema, dunque, non è soltanto classificatorio, ma anche probatorio e preventivo. Il regime europeo contempla infatti clausole catch-all, che estendono l’obbligo autorizzativo anche a beni non espressamente listati quando l’esportatore sappia, sia stato informato o abbia motivo di sospettare una destinazione finale critica o un utilizzo sensibile, anche in relazione ad impieghi militari o ad attività connesse alla proliferazione. In tale prospettiva, il nodo non riguarda solo l’oggetto materiale esportato, ma anche la conoscenza del cliente, dell’utente finale, del contesto geografico e della catena tecnica di utilizzo.
Per questa ragione, con elevato grado di probabilità nei prossimi anni le stampanti 3D assumeranno un’importanza strategica crescente non tanto perché sostituiranno integralmente la filiera tradizionale dei droni, quanto perché ne integreranno la capacità di resilienza, dispersione produttiva e riconversione rapida. Ciò imporrà agli apparati di informazione e sicurezza, alle autorità di controllo e agli operatori industriali un monitoraggio più attento di materiali, software, file di progettazione, utenti finali, assistenza tecnica e trasferimenti immateriali di competenze, in un contesto nel quale il confine tra innovazione civile e vulnerabilità strategica risulta sempre più sottile.
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